L’influenza alla francese

Wikimedia

Questa settimana nella casella della posta, ho ricevuto il mio buono per una “dose” di vaccino contro la suina. Roselyne Bachelot, il Ministro della Salute, me l’ha spedito personalmente, non sia mai che non lo prenda sul serio.

La rete Sentinelle, che sorveglia l’evoluzione della malattia attraverso la rete dei medici, ha dichiarato la pandemia ufficialmente finita, pubblicando sul proprio sito una cartina della Francia quasi tutta verde (verde = 0 casi di febbre).  Prima della fine di gennaio, quasi tutti i centri di vaccinazione chiuderanno.

A suo tempo, il paese di Pasteur aveva ordinato ai laboratori 94 milioni di vaccini (popolazione francese=64 milioni). Il 4 gennaio, la Ministra annunciava in televisione che 50 milioni di queste dosi, non essendo ancora state consegnate, potevano essere annullate.

Resta il fatto che se solo 5 milioni di francesi si sono fatti somministrare la “dose”, ne restano 39 sul groppone del Ministero della Salute. Cioè a dire dello Stato. Cioè a dire sul nostro, di groppone. Un po’ di febbre, molto panico e qualche colpo di tosse dopo, la Francia si ritrova quindi a svendere vaccini a destra e sinistra.

Triste bilancio

Dall’inizio della pandemia sono morte in Francia, 269 persone. Ne muoiono circa 5 000 ogni anno sulla strada. Il paragone forse non tiene, ma non penso ci sia ancora bisogno di comparare questa cifra a quella dei morti per influenza normale: i numeri parlano da soli. Persino la direttrice dell’OMS, Margaret Chan, ha riconosciuto che si è applicata una prudenza eccessiva. Ma Roselyne Bachelot no, e forse posso anche capirla: quando si ha torto, meglio negare, sempre. Continua a leggere L’influenza alla francese

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