Il fait bon o l’arte del cambio di stagione

E poi arriva la primavera, anche a Parigi. Solo che la primavera francese è sorniona, arriva senza preavviso. Un giorno piove e gli alberi sono spogli, l’aria è umida, il cielo plumbeo. E paf, l’indomani è tutto un germoglio, cielo azzurro, brezza fresca, sole. Tac, vi ho fregati anche quest’anno sembra dire lei, la stagione furbetta.

I parigini però non li frega nessuno. È cosi che quel primo giorno lì, quello col sole e la brezza, loro si riversano nei bar, nei caffé, nei parchi. Pronti, già in maglietta e senza calze, non appena il termometro supera i 16 gradi. Sono forti questi francesi: dall’oggi al domani cambia tutto, la gente sorride, tutti lì a parlar del tempo, facendo un po’ finta di niente. “Mmmouais, il fait bon”. Questa frase incredibile che testimonia di tutta la loro impermeabilità emotiva, questa forza incredibile che hanno. Non fa caldo (indicazione meterologico-temporale esterna) o come si sta bene (indicazione fisico-personale interna), no, loro dicono letteralmente: fa buono. Un misto tra personale e impersonale, un po’ indifferente, un po’ contento, comunque sempre distaccato.

Ma torniamo ai parigini, che son lì con come fa buono, e come faccio ora a tornare in ufficio dopo un pranzo in terrasse. Per quel che mi riguarda, ogni sacrosanto anno, divento matta. Non lo so, mi sembra che in Italia, la transizione sia più graduale. Piano piano si passa dal piumino al cappotto, poi si osa la giacca di pelle e magari un bel blazer. C’è tutto il tempo di sfoggiare un paio di collezioni intere, non per niente si chiamano Autunno-inverno e Primavera-Estate. Qui si potrebbe tranquillamente riassumerle a Inverno e Estate.Mi è capitato ieri, 15 marzo, giornata particolarmente calda a Parigi, di vedere due ragazze in pantaloncini di jeans cortissimi. In PANTALONCINI. Io avevo ancora il parka, per dire.

Ma come fanno? Sembra che siano pronti da mesi, che la sera facciano le prove look estivo, che prenotino cene nei ristoranti all’aperto da mesi e le disdicano tutti i giorni, fino a quello buono. Un grado di più, e tutti nei parchi a fare pic-nic, con i SANDALI. Ora io donna sono, e sono anche onesta: non arrivo proprio sempre sempre in zona primaverile perfettamente in ordine a livello peluria invernale + pedicure da estate. Lo so, lo so, Sarah Jessica Parker e anni di telefilm americani non mi hanno insegnato nulla ma confesso senza pudore che non sono cosi pronta. Per non parlare del famoso, fantomatico e fantozziamo cambio di stagione. Ma come fa sta gente a gestire un armadio unistagionale dove gli stivali pelosi convivono con le hawaianas? No, non sono pronta.

Ma non lo sono neanche psicologicamente, non mi fido di questo sole che arriva cosi perentorio, a sorpresa, lo so già che se ne andrà. Che mi lascerà come una cretina con i miei piedi pieni di duroni nei sandali e un vento gelido. Con un freddo cane a maggio e tutti i golf messi via, nei sacchetti che aspiri l’aria e li riduce uno straccio du 5cm cubi. No, non mi faccio fregare, io. E mi sa che non sono la sola, visto che dietro a quelle con i pantalonicni corti ieri, 22 gradi, c’era uno con sciarpa, guanti e cappello. O forse sarà stato italiano.

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One thought on “Il fait bon o l’arte del cambio di stagione

  1. Ti dirò due cose. La prima che non so a Roma, ma a Milano si è passati praticamente dalla neve alla giacchetta. Che esci alle otto con la giaccavento e poi però dovresti stare in maglietta. in due giorni. alla faccia della gradualità. e la seconda è che mi sono rotta del cambio di stagione e forse sono un po’ pariggiotta pure io. tutto nello stesso armadio. addio sacchetti, addio scala. non ne potevo più (piccolo aspetto negativo, non trovi più niente e ti vesti tutto l’anno con due robe… ma son dettagli 😉

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